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Aree tematiche

 

Adolescenza

 

a cura di Claudio Marra
Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione
cmarra@unisa.it

 

[vedi anche: Gruppo dei pari, ...]

 

Si chiama “adolescenza” la fase della vita umana che va dalla fine dell’infanzia alla vita adulta. In termini generali, si tratta di un percorso in cui vi sono radicali cambiamenti in gioco che riguardano il corpo (maturazione biologica legata alla pubertà), la mente (sviluppo cognitivo) e i comportamenti (rapporti e valori sociali). L’adolescenza si colloca tra gli 11-12 e i 18-19 anni di età, anche se più di recente c’è chi afferma che questa sia da considerarsi anche una fase che si prolunga anche nel secondo decennio di vita (fino ai 25-26 anni).

In termini sociologici, questo percorso richiama un aspetto cruciale del più generale processo di socializzazione: l’emancipazione dalla famiglia con l’allargamento delle relazioni verso il mondo extrafamiliare, costituito sia dal mondo scolastico sia da quello delle relazioni di amicizia coi coetanei. Queste ultime sono caratterizzate dallo scambio di risorse che permettono di affrontare il percorso che conduce all’assunzione di ruoli adulti.

Nelle società industriali avanzate, l’adolescenza rappresenta anche il periodo di ricerca e di costruzione dell’identità personale, che avviene attraverso sperimentazioni identitarie, incertezze e paure. La condivisione di un’esperienza con altri coi quali si percepisce un “destino comune” risulta una risorsa necessaria nell’età giovanile per affrontare il difficile compito di diventare adulto.

 

  1. Una condizione sociale

Al di là delle diverse posizioni assunte in merito, la controversia circa le fasi terminali dell’adolescenza sembra dovuta soprattutto alla difficoltà di individuare cosa caratterizza in modo inequivocabile l’ingresso nella vita adulta. Gran parte delle ricerche italiane sulla transizione verso l’età adulta ha ormai da tempo sottolineato i confini incerti di questo processo: il “diventare adulto”, ma del resto lo stesso “essere adulto”, ha delle definizioni sociali sempre più ambigue. In passato, ad esempio, si diventava adulti nel momento in cui si iniziava a lavorare, si usciva dalla famiglia di origine, ci si sposava e si costituiva una propria famiglia (Galland, 1984). Ma oggi, con le forme di precarizzazione che assume il mercato del lavoro, questo obiettivo sembra essere sempre meno raggiungibile.

I termini sociologici più generali di questo discorso appaino più chiari se si prendono in considerazione i problemi legati all’utilizzo dei “giovani” come categoria sociologica. L’approccio sociologico allo studio della condizione giovanile nelle società industriali si caratterizza per il suo porre l’attenzione sulle relazioni tra le componenti oggettive della struttura sociale e il modo di articolarsi dei percorsi verso la vita adulta (Mannheim, 1928). In particolare, è stato anche evidenziato che l’adolescenza è una fase di transizione caratterizzata da un modo di vedere il mondo e da un tipo di comportamento che dipendono dalla posizione sociale piuttosto che da fenomeni bio-psicologici (Palmonari e Sarchielli, 1990).

Diamo uno sguardo più ravvicinato alle problematiche al centro degli studi dedicati alla condizione giovanile. Innanzitutto, occorre mettere in evidenza il rischio che nella categoria “giovani” si possano ritrovare persone di età, condizioni psicofisiche e caratteristiche sociali molto diverse. La riflessione teorica e la ricerca empirica hanno chiarito che, nelle società occidentali, non si può analizzare la condizione giovanile prescindendo dalle posizioni sociali quali la classe, il genere e anche, in una società multiculturale, l’appartenenza etnico-nazionale (Gottlieb, 1973; Cavalli, 1980).

Entrando più in dettaglio, altre ricerche sulla mobilità sociale hanno messo in evidenza che, ad esempio, per un adolescente appartenere ad una famiglia di status sociale collocato ai gradini più bassi della scala sociale, come nel caso di una famiglia di operai, risulta un elemento che rende il percorso verso l’età adulta maggiormente accidentato rispetto ad un suo coetaneo che appartiene ad una famiglia con uno status superiore, come potrebbe esserlo una famiglia di imprenditori (Pisati, 2001). È stata cioè rilevata una correlazione tra status sociale e opportunità quali quelle lavorative e di accesso all’istruzione: in altri termini, si registrano scarse occasioni di mobilità sociale che permettano ad un adolescente di aspirare ad uno status socioecomico superiore a quello della propria famiglia di origine. Ciò significa affermare che la condizione adolescenziale va analizzata alla luce delle disuguaglianze nella distribuzione di risorse economiche e culturali e che sono alla base della stratificazione sociale. Si è parlato di «percorsi formativi accidentati» proprio riferendosi alle difficoltà degli adolescenti appartenenti alle famiglie con status socioeconomico più basso ad accedere alle opportunità formative (Schizzerotto, 1990).

Va anche notato che nelle società industriali avanzate, una delle peculiarità della condizione adolescenziale consiste nel processo di autonomizzazione dalla famiglia, che significa anche presa di distanza dai modelli identitari familiari (Adams e Berzonsky, 2003). I problemi che presenta il diventare adulto incidono un modo determinante sui processi di costruzione e ri-costruzione identitaria che avvengono nel corso dell’adolescenza. In parallelo, per gli adolescenti l’ingresso nel mondo sociale presenta analoghe problematiche, con l’autonomizzazione dalla famiglia, e l’acquisizione di un sistema di valori che permetta l’attivazione di relazioni nel mondo extrafamiliare, sia quelle coi coetanei, sia con gli adulti che, come gli insegnanti, essi incontrano nel loro percorso educativo-formativo.

 

  1. La transizione critica all’età adulta

Il percorso che conduce dall’infanzia all’età adulta va considerato sotto due aspetti. Da un lato, ci sono i processi di modificazione psico-fisica indotti dalla pubertà e dalla maturazione sessuale, con le evidenti conseguenze sulla rielaborazione identitaria su basi di genere. Dall’altro, si deve tener conto di una serie dei accadimenti che costringono l’individuo a confrontarsi, e a definirsi in relazione, sia con l’ambiente, sia con i diversi gruppi di cui è membro, sia con le proprie trasformazioni in termini fisici e di rappresentazioni e visioni del mondo (Palmonari, 2001). Ci riferiamo soprattutto a quelli relativi alle richieste sociali, che riguardano innanzitutto la scelta del futuro formativo e occupazionale, sia al momento della fine dell’obbligo scolastico sia, per chi continua, durante il percorso della scuola secondaria. Considerando la specificità della transizione all’età adulta nelle società occidentali, si deve poi tener conto dei processi di differenziazione sociale, in termini di divisione del lavoro, di sistemi normativi e sistemi simbolici, con la conseguente assenza di istituzioni che definiscano in modo univoco tutte le modalità possibili del passaggio dall’età infantile all’età adulta. In tal modo, ogni soggetto non è in grado di conoscere in modo attendibile le richieste sociali nei suoi confronti, che provengano dal gruppo di appartenenza o da tutti gli altri gruppi di cui è composta la società. Nelle società industriali avanzate hanno perso di importanza quelli che l’antropologo Van Gennep (1909) aveva individuato nelle società arcaiche come riti di passaggio, cioè degli eventi simbolici, o delle cerimonie rituali che accompagnavano ogni modificazione di status, di posizione sociale o di età, e che permettevano di rafforzare il legame sociale. Una delle funzioni di questi rituali consisteva proprio nel rendere inequivocabile per il soggetto e per la società il momento del passaggio alla maturità e quindi alla vita adulta, attraverso ad esempio una sorta di “marchio” sul corpo come un tatuaggio o una forma di mutilazione fisica. Ancora oggi, nella maggior parte delle comunità religiose islamiche o ebraiche, c’è la pratica della circoncisione (asportazione parziale o totale del prepuzio), che è il rituale che sancisce proprio l’ingresso maschile nel mondo adulto. L’indeterminatezza dell’ingresso nel mondo adulto che caratterizza le attuali società industriali avanzate, ha spinto anche alcuni a ritenere che questo avvenga in modo silenzioso, senza che si possano individuare momenti o scelte cruciali che indichino con precisione il momento di passaggio. Secondo questo punto di vista, la difficoltà che presenta l’ingresso nella vita adulta non consiste nell’affrontare prove, bensì nell’assenza di prove (Fabbrini e Melucci, 1992).

 

  1. Un percorso accidentato

D’altra parte, il non poter individuare degli eventi-soglia che sanciscono il passaggio alla vita adulta, renderebbe comunque necessario parlare di percorsi differenziati nel diventare adulti. Questi si articolano lungo dimensioni molteplici e tra di loro indipendenti, tanto che sarebbe più corretto parlare di “transizioni alla vita adulta”, sottolineandone la dimensione plurale (Merico, 2004, p. 94). Nelle società industriali avanzate, le vertiginose trasformazioni indotte dai processi di globalizzazione in tutte le sfere della vita quotidiana e nelle opportunità di una vita indipendente dalla propria famiglia, generano spesso in tutti i membri della società (e soprattutto in quelli più deboli) un senso di smarrimento che nasce dalla sensazione di essere governati da forze che sfuggono al proprio controllo. In questo contesto magmatico (Bauman direbbe liquido), è la stessa vita adulta a perdere delle connotazioni precise soprattutto per quanto riguarda l’avere un lavoro che permetta l’autonomia economica dalla propria famiglia.

Come ha mostrato in modo efficace il sociologo nordamericano Richard Sennett (1998; 2006), il nuovo capitalismo globalizzato si caratterizza soprattutto per le trasformazioni tumultuose che si ripercuotono in ogni settore della vita e in particolare nel lavoro. La flessibilità, la mobilità e il rischio di perdita del posto di lavoro minacciano le identità e provocano incapacità di rispondere alle nuove sfide poste dal “capitalismo flessibile”. La percezione di fallimento che ne può conseguire può determinare una sorta di corrosione del carattere.

Si evidenzia quindi l’estensione di una specifica condizione adolescenziale, tanto che c’è chi ha osservato che le trasformazioni indotte dal nuovo capitalismo, che hanno ripercussioni anche sulla vita quotidiana, avrebbero indotto la diffusione, tra le fasce adulte della società, di strutture di atteggiamenti tipiche del disagio giovanile, come l'incapacità di ancorarsi al passato e di prospettive future e il contemporaneo adattarsi al presente. Si tratterebbe, in sostanza, di un processo di «giovanilizzazione della società», che potrebbe essere considerata un’ulteriore prova della con-fusione fra le generazioni (Merico, 2004, p. 95).

Un altro dei problemi con cui si misurano gli studiosi è relativo alla conclusione del percorso che conduce alla via adulta, che avviene quando l’individuo è in grado di stabilire con l’ambiente sociale rapporti stabili e significativi. Si tratterebbe della conclusione del percorso di socializzazione e del conseguimento della condizione di individuo adulto, che innanzitutto si rende autonomo rispetto alla dipendenza/protezione familiare, conseguendo un rapporto attivo Sé-altri-mondo (Palmonari, 2001).

Per alcuni studiosi, la paura nei confronti di questi processi è alla base della cosiddetta “adolescenza prolungata” (o post-adolescenza): l’adolescenza è diventato un passaggio di vita sempre più lungo e protratto, e sempre più vissuto come momento difficile e rischioso (Galland, 2001; Pietropolli Charmet, 2005). In una società caratterizzata da un mercato del lavoro caratterizzato dalla precarietà, la famiglia rappresenta una “rete di protezione”, in termini di aiuto per l’alloggio e/o di sostegni finanziari puntuali (Galland, 1984; Cavalli, 1993).

 

 

Letture consigliate

 

Adams G. R., Berzonsky M. (a cura di), 2003, Blackwell Handbook of Adolescence, Blackwell, Oxford.

Buzzi C., Cavalli A., de Lillo A. (a cura di), 2007, Rapporto giovani. Sesta indagine dell’istituto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Il Mulino, Bologna.

Cavalli A., 1980, “La gioventù: condizione o processo?”, Rassegna italiana di sociologia, n. 4, pp. 519-527.

Cavalli A., 1993, “Senza nessuna fretta di crescere”, Il Mulino, 1, pp. 35-42.

Fabbrini A., Melucci A., 1992, L’età dell’oro. Adolescenti tra sogno ed esperienza, Feltrinelli, Milano.

Galland O., 1984, “Précarité et entrées dan la vie”, Revue Française de Sociologie, XXV, pp. 49-66, trad it., “Precarietà e modi di entrata nella vita adulta” in Saraceno C. (a cura di), 1986, Età e corso della vita, Il Mulino, Bologna, pp. 279-298.

Galland O., 2001, “Adolescence, post-adolecence, jeunesse: retour sur quelques interprétation”, Révue Française de Sociologie, vol. 42, n. 4, pp. 611-640.

Gottlieb D., 1973, “Sociology and Youth”, Sociological Quarterly, 14:2, pp. 249-270.

Mannheim K., 1928, The Problem of Generation, in Mannehim K., Essays on the Sociology of Knowledge, Routledge and Kegan Paul, London, pp. 276-332, trad. it., Le generazioni, (introduzione di L. Sciolla), Il Mulino, Bologna, 2008.

Merico M., 2004, Giovani e società, Carocci, Roma.

Palmonari A., Sarchielli G., 1990, “Evoluzione degli studi sull’adolescenza”, in Palmonari A. (a cura di), Psicologia dell’adolescenza, Il Mulino, Bologna, pp. 15-42.

Palmonari A., 2001, Gli adolescenti, Il Mulino, Bologna.

Pietropolli Charmet G., 2005, Adolescenti. Istruzioni per l’uso, Fabbri editori, Milano.

Pisati M., 2000, La mobilità sociale, Il Mulino, Bologna.

Schizzerotto, A., 1990, “Stabilità e mutamento nelle disuguaglianze educative collegate alla classe d’origine, al genere e alla appartenenza territoriale”, Scuola Democratica, n.1, pp. 60-71.

Sennet R., 1998, The Corrosion of Character. The Personal Consequences of Work in the New Capitalism, W.W. Norton & Company, new York-London, trad. it., L’uomo flessibile. Le conseguenze del nuovo capitalismo sula vita personale, Feltrinelli, Milano, 2001.

Sennet R., 2006, The Culture of the New Capitalism, Yale Univesity Press, New Haven-London, trad. it., La cultura del nuovo capitalismo, Il mulino, Bologna, 2006.

Van Gennep A., 1909, Les rites de passage, Émile Nourry, Paris, trad. it., I riti di passaggio, Borighieri, Torino, 1981.