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Aree tematiche

 

Gruppo dei pari

 

a cura di Claudio Marra

Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione

cmarra@unisa.it

 

[vedi anche: Adolescenza,...]

 

Come osserva Cavalli (1980), la condizione di incertezza sul come diventare adulti può essere vissuta dagli adolescenti in modi radicalmente diversi, che oscillano tra due atteggiamenti. Il primo è quello di subire passivamente questa condizione, con la conseguente incapacità di formulare un progetto di vita, vivendo in un “eterno presente” anche la propria identità personale. Le istituzioni sociali, quali la scuola e il lavoro, vengono vissute come irrilevanti, prive di senso, rispetto alle quali non si sente coinvolgimento emotivo e motivazionale. La polarità opposta, secondo Cavalli, è da individuare nella strategia che consiste nello sfruttare la propria condizione di “moratoria”, di attesa, e di differimento di ingresso nella vita adulta, come opportunità di ricerca, di sperimentazione, di auto-formazione, di crescita personale. Quest’ultima strategia, propria della condizione adolescenziale, risulta maggiormente efficace se si ha la sensazione di condividerla con altri. Essa può essere considerata alla base della formazione dei gruppi dei coetanei, in quanto «forma di cooperazione e di partecipazione fra più individui accomunati da bisogni che essi non sono in grado di soddisfare individualmente» (Mattioli, 1998, p. 17).

 I risultati delle ricerche empiriche sull’argomento evidenziano che questi due atteggiamenti vanno considerati come modelli astratti che nella realtà si trovano combinati tra loro e assumono diverse connotazioni a seconda che riguardino gli orientamenti valoriali, la fiducia verso le istituzioni e la politica (Buzzi et al., 2007). Atteggiamenti di sfiducia nelle istituzioni politiche (Governo e Parlamento) possono anche essere accompagnati all’importanza attribuita all’impegno sociale e alla solidarietà, nella misura in cui l’adolescente considera più concrete e a lui vicine queste esperienze di aggregazione (Diana e Marra, 2011).

Nonostante la diffusione, tra i giovani, di atteggiamenti di sfiducia verso le istituzioni politiche (Buzzi et al., 2007) nell’analisi della cultura giovanile, è stato sottolineato il “potenziale creativo” nella costruzione di nuovi valori (chiamati postmaterialistici) incentrati sull’autoespressione, il senso di stima e di appartenenza, la partecipazione alla vita sociale, la soddisfazione estetica e la difesa della natura (Inglehart, 1997). Tutta la letteratura più recente sui movimenti noglobal o alterglobal ha esaminato a fondo queste reazioni, più o meno organizzate e in diversa misura confluite in una visione organica del mondo, al pericolo di omologazione e di conformismo a modelli culturali di massa (Della Porta, 2003).

Nei contesti più ristretti, le relazioni amicali di gruppo sono caratterizzate da legami faccia-a-faccia, che caratterizzano i gruppi costituiti da adolescenti, e che presentano i caratteri dei gruppi cosiddetti primari: reciprocità, scopo comune, cooperazione, senso di appartenenza (Mattioli, 1998). In particolare, vi è un ambito in cui risulta efficace considerare la condizione sociale relativa all’età come “variabile principale” esplicativa delle rappresentazioni e delle visioni del mondo, nonché dei processi di costruzione identitaria. Si tratta spesso di aggregazioni di adolescenti nate sulla base della comune frequentazione scolastica o del vivere nello stesso quartiere. In una ricerca (La Valle, 2007), è emerso che tra i contesti che favoriscono il nascere e lo svilupparsi di relazioni di amicizia, dagli adolescenti sono stati indicati in primo luogo la scuola (47,7% dei giovani), seguita dal vicinato (49,8%). Alcuni risultati empirici mostrano che nelle città medio-piccole, della provincia di Modena, in cui gli immigrati e gli autoctono convivono spesso negli stessi quartieri, si è riscontrata la presenza di gruppi di sedicenni in cui convivevano figli di italiani con figli di immigrati (Marra, 2010). Sembra che, a tal proposito, la composizione dei gruppi giovanili sia in stretta relazione con la stessa struttura sociale urbana. Da un lato, ricerche in contesti territoriali caratterizzati, come Roma ed altre grandi città, da quartieri e istituti scolastici fortemente connotati in termini di status socio-economico delle famiglie che vi vivono, come ad esempio nel caso di Roma, i Parioli e le borgate. In questo caso, la composizione dei gruppi risulta omogenea in termini di status socio-economico delle famiglie degli adolescenti che ne fanno parte (Lutte, 1987).

 

  1. La vita di gruppo e la socializzazione “orizzontale”

Le relazioni di gruppo permettono ai giovani lo scambio di risorse cognitive e le relazioni di sostegno affettivo, e quindi anche delle risorse cognitive e di supporto affettivo, per affrontare le difficoltà che presenta il percorso verso la vita adulta. L’osservazione e l’analisi di queste dinamiche ci permette in qualche modo di verificare nel concreto delle aggregazioni anche di tipo culturale, sia in termini di stili di vita, sia in termini di rappresentazioni del mondo.

Ormai nelle scienze sociali c’è accordo nel considerare il gruppo di coetanei come un momento di aggregazione essenziale per gli adolescenti e per i giovani, sia in relazione ai processi di costruzione dell’identità sociale, sia alla progettazione del proprio impegno nel mondo adulto. Abbiamo visto che il distacco dalla famiglia è una delle caratteristiche principali della transizione dall’infanzia alla vita adulta. Come già accennato, ciò non comporta il porre in secondo piano il significato dell’esperienza familiare e di quella scolastica nel processo di socializzazione degli adolescenti. Il bisogno di conquistare un posto nella società conferisce un ruolo centrale alle relazioni coi pari, senza però che a ciò corrisponda il totale rifiuto dei rapporti con i genitori. Ci stiamo riferendo ad una concezione di socializzazione in termini di passaggio di orientamenti di valore, idee, conoscenze e comportamenti (Besozzi, 1993). In tal senso, come contesti socializzativi possiamo considerare anche il circolo ricreativo, l’associazione sportiva, la parrocchia, ecc., e quindi la prospettiva che si tende ad assumere secondo tale approccio è quella della socializzazione allargata e del policentrismo formativo. Tutto ciò tenderebbe a superare il “modello scuola-centrico”, che aveva ridotto l’educazione a mera trasmissione socioculturale all’interno di una istituzione definita (la scuola), con una valenza strumentale della formazione (Giovannini, 1987).

Questo processo di trasmissione di natura informale, non intenzionale, è stato descritto come una socializzazione non mediata, nella quale si ridimensiona considerevolmente il ruolo degli adulti come funzione di guida e di mediazione in vista di uno scopo da raggiungere, da essi prefigurato e stabilito a priori (Morcellini, 1992, p. 158). Assumendo tale punto di vista, il soggetto coinvolto nel difficile compito di diventare adulto è considerato un protagonista che rielabora attivamente gli stimoli sociali che a lei o a lui provengono. Diverse indagini empiriche hanno anche mostrato l’importanza di superare una concezione meramente integrativa della socializzazione (e che si distingue dalla precedente in quanto mediata), in cui al soggetto è richiesto di aderire ad una serie di valori e obiettivi sociali e di essere fedele ad un contesto istituzionale dato, individuabile nella famiglia e nella scuola. In questo processo di acquisizione dell’indipendenza, in termini di decisioni da prendere sullalla vita familiare e personale, e che riguardano anche questioni come la scelta del percorso formativo e professionale da intraprendere, emerge il ruolo particolarmente importante rivestito dagli amici, dai compagni di scuola e, in genere dai coetanei (Ravenna e Rubini, 2006). È risultato evidente che la transizione adolescenziale non si può semplicisticamente considerare in termini di conflitto con la famiglia, bensì come rinegoziazione dei legami preesistenti tra genitori e figli, che significa superamento del rapporto di dipendenza infantile dai genitori in termini di autonomia in vista di un efficace inserimento sociale, tanto che la transizione adolescenziale è stata considerata come impresa congiunta di genitori e figli (Palmonari, 2001). Nella situazione italiana, caratterizzata ormai dalla presenza di famiglie immigrate, è stato verificato che si attivano processi di rinegoziazione tra genitori e figli per la gestione del ménage familiare e della distribuzione del tempo da dedicare alla famiglia e quello da dedicare alle relazioni extra-familiari (Marra, 2010). Dalle indagini emergono i sostegni offerti dal gruppo dei pari riguardo alle difficoltà incontrate dagli adolescenti nel rapporto coi genitori e quelle relative al percorso scolastico (Ravenna e Rubini, 2006). Va comunque tenuto conto che il gruppo permette di assicurare un maggiore sostegno nelle relazioni di amicizia, nelle relazioni con l’altro sesso, nei momenti di disagio psicologico, e nel desiderio di autonomia.

Nel percorso adolescenziale, il gruppo dei pari va dunque inteso come luogo e agenzia di socializzazione orizzontale (e paritaria), in cui si declinano, in primo luogo, le modalità di espressione e di relazione e, in secondo luogo, l’inserimento sociale (Pombeni, 1993).

 

  1. Un “laboratorio sociale”

Per i giovani, il gruppo risulta il momento di aggregazione essenziale, nel quale essi operano le scelte più importanti riguardanti la propria identità e il proprio impegno nel mondo adulto. In ragione del ridimensionamento della funzione della famiglia, il gruppo dei pari diviene un vero e proprio “laboratorio sociale” nel quale gli adolescenti possono sperimentare scelte e comportamenti autonomi (Pombeni, 1993). Le relazioni faccia-a-faccia che si attivano con gli amici permettono agli adolescenti di accedere ad un repertorio di strategie per affrontare il loro percorso, scambiando esperienze coi loro coetanei, che diventano un punto di riferimento normativo e comparativo (Amerio et al., 1990; Marra, 2010). Il gruppo dei pari, proprio in quanto assume caratteristiche di regolarità e di normatività, si differenzia, da un lato, dalle altre forme di comportamento collettivo più fluide, informali e transitorie, come la folla; dall’altro, si differenzia anche da quei sistemi sociali più formali come le organizzazioni, le associazioni e le istituzioni (Coleman e Hendry, 1980).

Per altri versi, il gruppo può considerarsi un “laboratorio sociale” se si focalizza l’attenzione sulla “negoziazione” delle norme condivise. Il legame solidale e di reciprocità che caratterizza il gruppo dei pari non è legittimato da un sistema normativo/regolativo tipico dei cosiddetti gruppi formali, che fanno riferimento ad una gamma di attività (sportive, religiose, socio-educative, culturali, politiche) promosse all’interno di movimenti o associazioni, con il perseguimento di obiettivi dichiarati e la presenza di uno o più adulti con funzioni di guida e controllo (Pombeni, 1993).

Nel gruppo dei pari, quindi, emerge un aspetto importante delle norme sociali, nella misura in cui esse sono un prodotto collettivo che si è sviluppato sulla base delle interazioni e negoziazioni dei suoi membri, che danno luogo ad una regolamentazione (norming); tanto che all’interdipendenza relazionale dei membri corrisponde il rafforzamento della coesione del gruppo (Diana e Marra, 2011).

Ma dobbiamo anche sottolineare che la creazione di norme sociali all’interno del gruppo dei pari non è legata esclusivamente alle esperienze d’interazione dei suoi membri.

L’insieme delle norme e dei comportamenti che i membri del gruppo assumono quando quest’ultimo ha raggiunto la fase del norming, deve essere considerato alla luce dello «schema di riferimento socioculturale più ampio» (Sherif, 1984). Una verifica dell’importanza dei riferimenti culturali più ampi consiste nel fatto che le norme dei gruppi cambiano spesso nel passaggio da una generazione a quella successiva, e cambiano anche i valori di riferimento. Ad esempio, mentre gli anni ’60 e ’70 erano stati distinti dalla diffusione, tra i giovani, di movimenti improntati all’impegno sociale e politico, a partire dagli anni ’80 si è riscontrata una controtendenza caratterizzata dalla diffusione di valori orientati al privato e successo personale. Nell’ambito relazionale del gruppo dei pari, tali norme “non codificate” diventano guida per il comportamento degli adolescenti e la loro legittimità, e quindi la loro interiorizzazione, permette il funzionamento del gruppo, la sua conservazione nel tempo e la possibilità di fronteggiare eventuali situazioni di conflitto tra i membri. Come accennato all’inizio, la vita di gruppo significa condividere comuni stili di vita, che vanno dalle attività sportive all’ascolto in comune della musica, il ballare insieme, come è stato in passato la cultura pop (Coleman e Hendry, 1980; Lutte, 1987; Marra, 2010). In questo casi, si può parlare anche di condivisione di modelli di consumo giovanile.

In ultimo, soprattutto negli ultimi anni, si è parlato anche di “culture politiche giovanili”. Le evidenze empiriche sembrano confermare l’esistenza nei peer-group di un’omogeneizzazione politica ed un grado di accordo elevato nella valutazione dei rapporti sociali (Buzzi, 1980; Diana e Marra, 2010). Gli indicatori che confermato tale tendenza riguardano gli argomenti di cui si parla nel gruppo, e i loro riferimento a quello «schema di riferimento socioculturale più ampio» di cui si è parlato poc’anzi. Si può parlare di “cultura giovanile”, quando tali argomenti riguardano le nuove istanze della conflittualità giovanile, che si si sono talora espressi in movimenti collettivi, anche con gradi di partecipazione spesso ridotta ed elitari, come nel più recente caso dei movimenti no global che cercano di opporsi alla globalizzazione (Della Porta, 2003).

 


Letture consigliate

 

Amerio P., Boggi Cavallo P., Palmonari A., Pombeni M. L., 1990, Gruppi di adolescenti e processi di socializzazione, Il Mulino, Bologna.

Besozzi E., 1993, Elementi di sociologia dell’educazione, Carocci, Roma.

Buzzi C., 1980, “Gruppo dei pari e socializzazione”, Studi di sociologia, XVIII, I, pp. 65-78.

Buzzi C., Cavalli A., de Lillo A. (a cura di), 2007, Rapporto giovani. Sesta indagine dell’istituto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Il Mulino, Bologna.

Cavalli A., 1980, “La gioventù: condizione o processo?”, Rassegna italiana di sociologia, n. 4, pp. 519-527.

Coleman J. C., Hendry L., 1980, The Nature of Adolescence, Methuen, London, trad. it., La natura dell’adolescenza, Il Mulino, Bologna, 1983.

Della Porta D., 2003, I new global. Chi sono e cosa vogliono i critici della globalizzazione, Il Mulino, Bologna.

Diana P., Marra C., 2011, Adolescenti e percorsi di socializzazione alla legalità, Diabasis, Reggio Emilia.

Giovannini G., 1987, “I molti tempi, luoghi, luoghi, attori della formazione: un’analisi del policentrismo formativo a partire dall’offerta”, Studi di Sociologia, n. 1, anno XXV, pp. 3-17.

Inglehart R., 1997, Modernization and portmodenization. Cultural, economic and political change in 43 societies, Princeton University Press, Princeton, trad. it., La società postmoderna. Mutamento, ideologie e valori in 43 paesi, Editori Riuniti, Roma, 1998.

La Valle D., 2007, “Il gruppo di amici e le associazioni” in Buzzi C., Cavalli A., de Lillo A. (a cura di), Rapporto giovani. Sesta indagine dell’istituto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Il Mulino, Bologna, pp. 263-272.

Lutte G., 1987, Psicologia degli adolescenti e dei giovani, Il Mulino, Bologna.

Marra C., 2010, “L’inserimento sociale della 'seconda generazione' di immigrati tra mondo familiare e aggregazioni di gruppo” in Carchedi F. e Mottura G. (a cura di) Produrre cittadinanza. Ragioni e percorsi dell'associarsi tra immigrati, Milano, Angeli, pp. 214-239.

Mattioli F., 1998, Introduzione alla sociologia dei gruppi, Seam, Roma.

Morcellini, 1992, Passaggio al futuro. La socializzazione nell’età dei mass media, FrancoAngeli, Milano.

Palmonari A., 2001, Gli adolescenti, Il Mulino, Bologna.

Pombeni M. L., 1990, “L’adolescente e i gruppi di coetanei” in Palmonari A. (a cura di), Psicologia dell’adolescenza, Il Mulino, Bologna, pp. 225-243.

Ravenna M., Rubini M., 2006, “Adolescenti e coetanei. Evoluzione dei rapporti di gruppo”, in Garelli F., Palmonari A., Sciolla L. (a cura di), La socializzazione flessibile. Identità e trasmissione dei valori tra i giovani, Il Mulino, Bologna; pp. 289-310.

Sherif, C.W., 1984, “Coordinating the Sociological and Psychological in Adolescent Interactions”, in Doise W., Palmonari A. (a cura di), Social Interaction in Individual Development, Cambridge University Press, Cambridge, trad. it., “La coordinazione di sociologico e psicologico nelle interazioni fra adolescenti”, in Doise W., Palmonari A. (a cura di), Interazione sociale e sviluppo della persona, Il Mulino, Bologna, 1988, pp. 171-198.