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La critica - Recensioni spettacoli

Quando la mafia recita il rosario

In scena alla Sala Ferrari di Napoli "La ballata delle balate" di Vincenzo Pirrotta

Spettacolo originale e pregnante, La ballata delle balate, scritto e diretto da Vincenzo Pirrotta, è una straordinaria riflessione sulla mafia e sulla sua matrice liturgica.
L'azione teatrale prende l'avvio dalla recita del rosario che rivela una precisa omologia con il celebre incipit de Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, del Ferdinando di Ruccello e con la funerea salmodia iniziale dei Desideri mortali di Cappuccio. In realtà, se in questi testi la cerimonia del rosario, con il suo funebre epilogo Nunc et in hora mortis nostrae. Amen, simboleggia la conclusione di un'epoca storica, nel lavoro di Pirrotta ha una valenza molto più forte ed è di un'attualità disarmante. È il racconto di un uomo, di un latitante mafioso che, nel suo covo, recita un rosario in cui i misteri dolorosi sono quelli della passione di Cristo e i misteri gioiosi ("misteri di stato") sono quelli delle 5000 vittime di Cosa Nostra, i martiri della lotta alla mafia quali Mauro De Mauro, Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino.

L'autore spiega, nelle Note di regia, la scelta del soggetto del suo nuovo lavoro teatrale: "In un delirio dove si incontrano misticismo e violenza nasce il contrasto tra la parola di Dio che il latitante professa e la brutale parola della mafia che invece mette in pratica. Tutto senza ricorrere a immagini stereotipate, ma con una ballata dove la poesia, la ricerca della musicalità, sono il filo rosso di questo canto di colpa e di non espiazione". Pirrotta si chiede come i mafiosi possano far convivere ordini di morte e prediche d'amore; come si possa leggere il precetto di Gesù "ama il tuo nemico" e subito dopo essere mandanti di un omicidio. Lo spettacolo è pervaso da una forte compresenza di sacro e profano, che culmina nell'adorazione dell'ostensorio contenente il pizzino. Convivono in piena simmetria: il sangue di Cristo e quello delle vittime della mafia, le Congregazioni religiose e le cosche mafiose. Sulla scena risaltano, in un gioco di chiaroscuri, numerosi oggetti di natura religiosa: i ceri, la corona di spine, il rosario, la coccarda e il cordone della Congregazione dei Santissimi Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo. Nella struttura del testo, coerente con il personalissimo stile drammatico di Pirrotta (basti pensare a N'gnanzou', storie di mare e di pescatori), c'è una forte scansione delle parti: la recita del rosario, la rievocazione della processione del Venerdì Santo, la lettera della moglie, il pizzino, il soliloquio. Il lavoro è tutto in lingua siciliana, in un registro forte e crudele per esprimere pienamente l'ideologia mostruosa del boss mafioso. Questa scelta linguistica è decisamente coraggiosa, efficace e pregevole, e fa da contraltare all'attuale omologazione della comunicazione teatrale, impoverita spesso dai modelli espressivi mutuati dalla televisione. Nel testo di Pirrotta il siciliano si conferma (insieme con il napoletano e il veneziano) una lingua teatrale autentica ed universale, che con la sua naturale capacità espressiva funge da tessuto connettivo al macabro racconto del boss mafioso.
In scena alla Sala Ferrari di Napoli dal 12 al 14 gennaio, La ballata delle balate è uno spettacolo di altissimo valore e di grande impatto sul pubblico per la sua lucidissima indagine sulla mafia e sui suoi legami con il potere politico e religioso. L'interprete, Filippo Luna, esprime, con una eccezionale identificazione, le convinzioni, i pensieri, le riflessioni, di un mafioso che fa un vero e proprio bilancio di opere e giorni. Luna riesce ad essere straordinariamente intenso e mai retorico, particolare non trascurabile quando si parla di mafia. Il monologo è sostenuto dalle musiche eseguite dal vivo dal giovane e bravissimo Giovanni Parrinello.

Nunzia Acanfora

 

Scheda dello spettacolo

Autore e Regia: Vincenzo Pirrotta
Interprete: Filippo Luna
Musiche dal vivo: Giovanni Parrinello
Sede: Napoli, Sala Ferrari (12 - 14 Gennaio 2007)