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  • Incontri di gennaio | Dottorato MeM (Metodi e Metodologie della ricerca archeologica e storico artistica)

    Aula 13 - DISPAC (Edificio B)

Il Dottorato in Metodi e Metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (MeM) propone mercoledì 25 gennaio un’intensa giornata di studi che, grazie alla partecipazione di storici dell’arte ed archeologi di rilievo internazionale, metterà a fuoco alcuni temi che animano il contemporaneo dibattito sul patrimonio culturale, la sua storia e la sua attualità. Giovedì 26 - alle ore 11 - i dottorandi saranno invece coinvolti nella visita a Salerno della mostra "La regola e il caso", promossa dalla Fondazione Filiberto e Bianca Menna con il sostegno della Regione Campania e con il patrocinio del DISPaC e del centro ICT per i Beni Culturali dell’Università di Salerno.

Il dottorato MeM è coordinato da Stefania Zuliani. Di seguito la descrizione dei focus della giornata di apertura di mercoledì 25 gennaio.


Mercoledì 25 gennaio 2023, ore 10.30 -12.30 | Aula 13 DISPAC

Fulvio Cervini (Università di Firenze)

Il romanico non muore mai. Il medioevo dei giganti e quello dei nani

Discussant Maddalena Vaccaro (Università di Salerno)

Quante volte abbiamo sentito dire: “ma così si torna al medioevo!”, lasciando intendere che si prepara un pericoloso regresso, un nuovo oscurantismo, una rinnovata barbarie. Il medioevo è al tempo stesso altro da noi e familiare a noi, ma soprattutto un serbatoio di situazioni, personaggi, forme e modelli che dipendono in larga misura non da un a conoscenza filologica del medioevo vero, ma da stereotipi postmedievali, non di rado otto o novecenteschi. Questi falsi medioevi persistono anche nel senso comune con cui vengono rivisitati monumenti e immagini, a volte sottoposti a processi di arbitraria attualizzazione, a volte fraintesi, banalizzati, addirittura distorti. In verità quel che manchiamo spesso di chiederci è cosa si intenda per arte medievale. Si propone dunque una riflessione che parta da qualche luogo comune per approdare a punti di vista sull’arte medievale approssimati, per quanto possibile, a quelli medievali, pur nella consapevolezza della distanza che da essi ci separa. L’obiettivo è far emergere un medioevo policentrico, dalle molte anime, che tuttavia non poteva non rispettare un’eredità del passato, secondo la nota figura dei nani sulle spalle dei giganti. Ma al tempo stesso anche noi, per comprendere l’eredità medievale in tutta la sua carica espressiva, dobbiamo saper interpretare il ruolo dei nani arrampicati.

Nato a Sanremo nel 1964, Fulvio Cervini è docente ordinario di Storia dell’arte medievale e Tutela dei Beni Culturali all’Università di Firenze.. Dal maggio 1999 all'ottobre 2005 è stato storico dell'arte direttore nella Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico del Piemonte, dove si è occupato fra l'altro di tutela territoriale delle Province di Alessandria e di Verbania, e ha ricoperto l'incarico di direttore dell'Armeria Reale in Torino (2001-2005). Dal 2002 al 2005 è stato docente a contratto di Storia comparata dell'arte dei paesi europei presso l'Università di Pisa. Ha presieduto la Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell'Arte nel triennio 2018-2021. Siede nel Consiglio di Amministrazione delle Gallerie degli Uffizi. Tra le sue pubblicazioni, i volumi I portali della Cattedrale di Genova e il gotico europeo (Firenze, 1993), Il Candelabro Trivulzio (Cinisello Balsamo, 2000), Liguria romanica (Milano, 2002), La pietra e la croce. Cantieri medievali tra le Alpi e il Mediterraneo (Ventimiglia, 2005), Tesi e malintesi. Piccolo dizionario ad uso dei laureandi (Pisa, 2012); La prospettiva di Brunelleschi. Quaranta buone ragioni per studiare l'arte medievale (Poggio a Caiano 2016). Ha curato recentemente le mostre Milleduecento (Matelica, 2018), Alessandria scolpita (Alessandria, 2018-19) e Federico da Montefeltro e Gubbio (Gubbio, 2022, in collaborazione con altri studiosi).


Mercoledì 25 gennaio 2023, ore 14.30 | Aula 12 DISPAC

Ludovico Rebaudo (Università di Udine)

Gli scavi al grande tumulo di Verghina: tra archeologia politica e identità

Discussant: Angela Pontrandolfo (Università di Salerno)

La scoperta delle tombe reali del Grande Tumulo di Vergina nel 1976-1978 è stato uno dei grandi eventi dell’archeologia novecentesca a livello globale. La tradizione di studio che ne è seguita presenta tre peculiarità: 1) una lettura ufficiale, centrata sull’identificazione della Tomba II con la sepoltura di Filippo II, che le autorità macedoni considerano definitiva e non discutibile; 2) la pubblicazione solo parziale dei materiali archeologici e dei dati di scavo; 3) alcune evidenti connessioni con la politica estera greca degli anni settanta e ottanta. La lezione consiste in un esame critico delle evidenze disponibili per una proposta di lettura complessiva, archeologica e storica, del contesto del Grande Tumulo.

Ludovico Rebaudo, professore Associato di Archeologia Classica all’Università di Udine, si è fromato alla Scuola Normale Superiore e ha proseguito i suoi studi in Germania (Monaco di Baviera, Heidelberg) e all’ Ecole Normale Superieure di Parigi. Negli ultimi anni si occupa prevalentemente di ceramica attica e magnogreca e della scultura greca e magnogreca (in particolare: Porticello; Riace; la Lupa capitolina; collezioni ceramiche dei Civici Musei di Trieste). In questi ambiti la sua attenzione è rivolta prima di tutto al recupero dei materiali di archivio e all’interpretazione critica dei contesti. I suoi interessi sono anche rivolti al ruolo dell’archeologia classica, in particolare della scultura antica, nella cultura dell’Otto e del Novecento e all’uso dei monumenti antichi come insegne identitarie locali e all’impiego dei monumenti e della statuaria antica in epoca fascista.

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