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Attività di giugno-luglio

  • Dottorato in Metodi e Metodologie della Ricerca Archeologica e Storico-Artistica

    Attività di giugno-luglio

    Eventi on line

Il Dottorato in Metodi e Metodologie della Ricerca Archeologica e Storico-Artistica prosegue le sue attività formative proponendo sulla piattaforma Microsoft Teams. (info https://www.dottoratomem.it/didattica-online/) conferenze e seminari di cui, insieme a docenti dell’università di Salerno, saranno protagonisti studiosi ed esperti di università e istituzioni italiane e straniere.

Gli incontri, pensati per i dottorandi di entrambi i curricula in cui si articola il dottorato – Archeologia e sistemi territoriali; Storia dell’arte, estetica e linguaggi dell’immagine - grazie alla modalità on-line si rivolgono ad un pubblico più ampio e “deterritorializzato” di studiosi, di studenti e di cittadini interessati ai differenti aspetti del dibattito che oggi riguarda la ricerca sui beni culturali.

Il dottorato in Metodi e Metodologie della Ricerca Archeologica e Storico-Artistica è coordinato da Stefania Zuliani per il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno.


22 giugno 2021, ore 10,30

Stefano Poggi, (già università di Firenze)

Il colore e l’ombra. La trasparenza da Aristotele a Cézanne (Il Mulino, Bologna 2019).

ne discutono con l’autore

Pina De Luca, Francesca Dell’Acqua, Stefania Zuliani

Coordina Clementina Cantillo

Perché l’immagine cattura il nostro sguardo? Cosa si cela dietro l’apparenza dell’opera? É possibile penetrare il “mistero” della trasparenza, cui l’arte allude? Nell’unione di tecnica e ispirazione artistica, maestrìa e creatività, da Aristotele a Cezanne l’opera d’arte ha posto la questione del complesso rapporto tra arte e realtà, illusione e verità. Tra esse, i nostri occhi che guardano, secondo i meccanismi della visione, ma anche interpretano e costruiscono, in un gioco circolare di colori e riflessi, luci e ombre, superfici e profondità, che acuisce la vista e al tempo stesso la “distorce”, proiettandola in un “altrove”. Lungo l’arco dei secoli fino alle soglie dell’astrattismo, pittura, filosofia e scienza hanno esercitato il proprio peculiare sguardo, trasformando la materia inerte da cui è composto l’“oggetto” artistico in qualcosa di dotato di senso, portatore di significati. Con ciò configurando percorsi diversi ma anche profondamente intrecciati.

Stefano Poggi è stato Professore Ordinario di Storia della filosofia all’Università di Firenze, Presidente nazionale della Società Filosofica Italiana e Presidente del Gruppo di ricerca ANVUR per la valutazione dell’area umanistica. Studioso di prestigio internazionale, è autore di numerosi volumi, in particolare per il Mulino e per Raffaello Cortina. La sua ricerca allarga l’indagine storico-filosofica ad ambiti quali la scienza, la letteratura e l’arte, studiandone l’intreccio in alcuni momenti principali della storia del pensiero moderno e primo-novecentesco. Su questa linea si collocano gli ultimi suoi volumi editi per il Mulino: L’anima e il cristallo. Alle radici dell’arte astratta (2014) e Il colore e l’ombra. La trasparenza da Aristotele a Cézanne (2019).

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22 giugno 2021, ore 15,30

Elena Dellapiana, Maria Beatrice Failla, Franca Varallo (Politecnico e Università di Torino)

Musei in Europa negli anni tra le due guerre. La Conferenza di Madrid del 1934: un dibattito internazionale

Discussant Antonella Trotta, Stefania Zuliani

La riflessione sulla Conferenza di Madrid del 1934 e sul dibattito museologico negli anni tra le due guerre ha preso avvio con un progetto di ricerca interdisciplinare tra l’Università e il Politecnico di Torino, dove storici dell’arte e storici dell’architettura si sono confrontati su temi che spesso non prevedono un dialogo interdisciplinare. Uno dei primi esiti del progetto è stata una call internazionale finalizzata all’organizzazione di un convegno sui musei in Europa negli anni Venti e Trenta capace di una riflessione allargata che, tenendo al centro i temi dell’incontro spagnolo, sapesse guardare ai problemi allestitivi e organizzativi delle istituzioni, al ruolo di architetti e storici dell’arte, nonché alle scelte di politica culturale. Contestualmente al convegno, tenutosi nel febbraio del 2018, si è presa la decisione di pubblicare, insieme agli atti che qui presentiamo dopo una lunga gestazione, anche l’edizione anastatica della conferenza Museographie, architecture et aménagement de musées d’art, edita nel 1935 a cura dell’Istituto Internazionale di Cooperazione Intellettuale, corredata di nuovi indici che consentono una fruizione incrociata e permettono finalmente di collegare il ricchissimo apparato iconografico con i diversi interventi. A giustificare una simile decisione, impegnativa sia sul piano realizzativo sia su quello economico, è stata la convinzione che un’opera di tale importanza per gli storici dell’arte, storici del museo e dell’architettura, peraltro poco presente e consultabile perlomeno nelle biblioteche italiane, dovesse essere riproposta dotata degli strumenti necessari per rendere facilmente accessibile la miriade di dati storici, tecnici e critici disseminati nei contributi, senza rinunciare alla fisicità dell’oggetto libro, indispensabile per non perdere l’efficacia visiva, ma anche storica dei due raffinati e ponderosi volumi. Il risultato del convegno e del progetto editoriale, ancora lungi dal proporre un bilancio definitivo, apre piuttosto ulteriori linee di ricerca, tutte promettenti, che mettono in luce territori ibridi che hanno visto -e permettono di intravvedere- la fusione tra competenze umanistiche e tecniche, ai due estremi, e suggeriscono come tutti i punti di contatto che si sono sperimentati, più o meno consapevolmente, negli anni tra le due guerre possano essere spunti di grande interesse nella contemporaneità.

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23 giugno 2021, ore 10,30

Donato Salvatore (Università di Salerno)

Ritratti di re. Strategia delle immagini a Napoli nel Quattrocento

La crescente attenzione degli studi sull’arte meridionale del Quattrocento offre l’opportunità di riflettere con più ampia consapevolezza sulle circostanze e le finalità di una specifica produzione figurativa durante gli anni del regno aragonese di Napoli: quella dei ritratti e, in particolare, dei ritratti dei sovrani della casa d’Aragona. La funzione del ritratto figurativo come strumento di celebrazione, omaggio, memoria, nonché come efficace modello di trasmissione di esemplari virtù umane e politiche è stata magistralmente affrontata, in una prospettiva di lungo periodo, dal cruciale saggio di Enrico Castelnuovo, Il significato del ritratto pittorico nella società, pubblicato nel 1975, nella Storia d’Italia Einaudi e più recentemente riedito come volume autonomo (2015). Tenendo fermi gli essenziali indirizzi di metodo, si vuole qui restringere il campo d’indagine alla ritrattistica ufficiale dei sovrani napoletani del quindicesimo secolo con l’obiettivo di lasciare emergere la qualità della produzione, le personalità degli artisti coinvolti e il rapporto che, di volta in volta, si instaura con la committenza.

Nella varietà di forme, materiali e tecniche della ritrattistica meridionale di età aragonese, pur nei limiti di un giudizio fortemente condizionato dalla perdita di numerose opere – cui solo parzialmente suppliscono le fonti della letteratura artistica -, la produzione plastica sembra prevalere su quella pittorica, mentre la caratterizzazione individuale – non esente, tuttavia, da esempi di incerta riconoscibilità - fa premio sulla idealizzazione tipologica.

Concezione, realizzazione e fruizione, spesso consapevolmente orientata, del ritratto e il ruolo essenziale che riveste la prevista collocazione originaria dell’immagine del sovrano, se correttamente indagati, forniscono indizi particolarmente significativi delle strategie culturali, politiche e dinastiche che i regnanti d’Aragona intendevano perseguire e, come tali, rappresentano un valido strumento interpretativo non solo delle finalità sociali dell’arte, ma, più in generale, delle vicende storiche quattrocentesche del regno di Napoli.

Donato Salvatore è docente di Storia dell’arte moderna presso il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno e Presidente del Consiglio Didattico di Beni Culturali dello stesso Dipartimento. È componente del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca in Metodi e Metodologie della ricerca archeologica e storico-artistica. È autore di numerosi contributi dedicati, in particolare, alla pittura del Quattrocento e del primo Cinquecento nell’Italia meridionale e a Roma e condirettore, con Loredana Lorizzo e Adriano Amendola, della Collana di Studi in Storia delle Arti ‘Vedere e rivedere’, presso la casa editrice De Luca Editori d’Arte di Roma.

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23 giugno 2021, ore 15,30

Francesca Dell’Acqua (Università di Salerno)

Iconophilia. Questioni, sentieri di ricerca, risultati

Tra la fine del VII e la metà del IX secolo, un dibattito sulle immagini sacre coinvolse monaci, imperatori e papi nell'area mediterranea e sul continente europeo. L'importanza di questo dibattito non può essere sopravvalutata in quanto ha sfidato una relazione tra immagine, testo e fede consolidata da secoli di pratiche devozionali e liturgiche. In questo periodo, una serie di papi, alcuni dei quali di origine orientale, furono fermamente favorevoli alle immagini sacre e agirono in modo coerente nel mostrare una perdurante iconophilia o "amore per le immagini", sfidando apertamente sia l’imperatore bizantino, sia quello franco, dai quali pure dipendevano a livello politico. Attingendo alla testimonianza di testi e di esempi di cultura materiale del periodo – alcuni dei quali mai prima discussi in relazione alla controversia iconoclasta – e considerando il ruolo dello scambio orale di idee, la lezione illustrerà come il dibattito sulle immagini sacre e altre coeve controversie teologiche abbiano avuto un impatto sulla cultura teologica ma anche figurativa e letteraria a Roma e nell'Italia centrale. Questi temi verranno illustrati sullo sfondo della ‘costruzione’ di un lungo percorso di ricerca sfociato in una monografia, intitolata Iconophilia e apparsa nel 2020.

Francesca Dell'Acqua è Professore Associato di Storia dell'Arte Medievale presso l'Università di Salerno. Ha conseguito il dottorato di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa con Enrico Castelnuovo. È interessata all'interazione tra testi, oggetti e credenze nel Mediterraneo altomedievale, che studia con un approccio trans-disciplinare. Ha ottenuto borse di studio presso prestigiosi centri di ricerca tra cui l'American Academy in Rome, il Dumbarton Oaks Centre for Bizantine Studies e il Center for Bizantine, Ottoman, and Modern Greek Studies dell'Università di Birmingham come Marie Skłodowska Curie Fellow della Commissione Europea.La sua prima monografia (Illuminando colorat. La vetrata tra l'età tardo imperiale e l'alto Medioevo: le fonti, l'archeologia. Spoleto, Fondazione CISAM, 2003) le è valsa il Premio Hanno e Ilse Hahn della Bibliotheca Hertziana/Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte, Roma. Nel 2016 ha curato con A. Cutler, H. L. Kessler, A. Shalem, G. Wolf, il volume The Salerno Ivories. Objects, Histories, Contexts, Berlin, Dietrich Reimer Verlag.

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24 giugno 2021, ore 10,30

Renzo Guardenti (Università di Firenze)

Teatro e iconografia. Questioni di metodo e exempla

Discussant Isabella Innamorati

L’iconografia teatrale è uno dei più importanti vettori di indagine delle Discipline dello spettacolo. Partendo da una ricognizione di carattere metodologico, finalizzata all'individuazione delle principali tipologie iconografiche e delle modalità mediante le quali si declina il rapporto tra teatro e arti figurative, l'intervento intende mettere in evidenza di valore testimoniale di tali fonti proponendo alcuni exempla significativi disposti in una diacronia di lunga durata, altamente rappresentativi di specifiche forme dello spettacolo, di pratiche sceniche e attoriche, di strategie promozionali per mezzo delle immagini.

Renzo Guardenti insegna Discipline dello Spettacolo presso il Corso di Laurea Triennale e Magistrale DAMS dell’Università di Firenze. E’ responsabile Scientifico dell'Archivio digitale di iconografia teatrale Dionysos e Direttore della collana Quaderni di Dionysos presso Bulzoni editore. Ha rivolto le sue ricerche all'iconografia teatrale, alla Commedia dell'Arte in Francia, ai teatri delle fiere parigine di Saint-Germain e di Saint Laurent, ai grandi attori europei dell'Ottocento, in particolare a Eleonora Duse e Sarah Bernhardt. E’ autore di numerose pubblicazioni, anche presso editori stranieri quali Cambridge University Press, Bordas, Presses Universitaires de Lyon; ha partecipato e organizzato numerosi convegni nazionali e internazionali. Ha curato la mostra Dall’Archivio di Andres Neumann, Pistoia, Centro Culturale il Funaro, 21-23 ottobre 2011. Ha curato la drammaturgia dello spettacolo Quel che ho visto e udito. Omaggio a Ingeborg Bachmann, regia di Fabrizio Crisafulli, Zoom Festival 2012, Scandicci, Teatro Studio, 12 novembre 2012.

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29 giugno 2021, ore 10,30

José Miguel Noguera Celdrán (Università di Murcia)

Il Parco Archeologico del Molinete a Cartagena (Spagna): un progetto integrato per la gestione del patrimonio archeologico

Discussant Anna Santucci

Tra il 2008 e il 2021 si è sviluppato a Cartagena il progetto Parco Archeologico del Molinete, che occupa la collina del Molinete e il suo versante sud-est (26.000 m2 in totale). È un progetto integrato di Archeologia, secondo i principi di ricerca, conservazione-restauro e socializzazione. Le indagini effettuate sulla sommità del colle e sul versante sud-est documentano una sequenza stratigrafica che va dal III sec. a.C. al XX secolo, consentendo di tracciare il quadro evolutivo della lunga storia archeologica della città, documentata per la fase romana dal Foro della colonia e dalla sequenza monumentale di edifici pubblici e semipubblici quali le Terme del Porto, l'Edificio dell'Atrio, il Santuario di Iside. Il Museo Foro Romano, recentemente inaugurato e trasformato nel nuovo ingresso al parco, espone una selezione di materiali utili a spiegare questo lungo periodo storico. Un team di conservatori-restauratori coopera con gli archeologi per garantire lo stato di conservazione del patrimonio recuperato e la sua corretta musealizzazione. Il parco svolge un ruolo essenziale nel rinnovamento urbano ed economico del centro storico di Cartagena.

José Miguel Noguera Celdrán è Professore Ordinario di Archeologia presso l’Università di Murcia, di cui ha diretto il Dipartimento di Preistoria, Archeologia, Storia Antica, Storia Medievale e Scienze e Tecniche Storiografiche (2010-13).È socio ordinario dell’Istituto Archeologico Germanico e membro di numerosi comitati scientifici nazionali e internazionali di istituzioni, progetti di ricerca e riviste scientifiche (tra gli altri, Istituto Archeologico Germanico di Madrid; Centro Romano-Islamico dell’Università di Amburgo; Reuniones sobre Escultura Romana en Hispania; Madrider Mitteilungen). Dirige la collana internazionale Corpus Signorum Imperii Romani-Spagna e la rivista Archivo Español de Arqueología (con la serie monografica Anejos de Archivo Español de Arqueología). È Responsabile a livello nazionale dell’area Archeologia presso l’Agenzia Statale per la Ricerca del Ministero della Ricerca; promotore del Museo Nazionale di Archeologia Subacquea a Cartagena; co-direttore del Parco Archeologico del Molinete di Cartagena.

Dirige il gruppo di ricerca per l’Arqueología histórica y patrimonio del Mediterráneo occidental (E041-08), cui afferiscono vari progetti di scavo, gestione e valorizzazione del patrimonio archeologico (tra cui Parco Archeologico del Molinete, Cartagena; Insediamento e necropoli iberica di Coimbra, Barranco Ancho-Jumilla, Murcia; Sito archeologico di Santo Stefano, Murcia) nonché editoriali di taglio tematico (Perduración, reutilización y transformación en Carthago Nova, Valentia y Lucentum; Corpus Signorum Imperii Romani-España).I suoi principali ambiti di ricerca interessano: la scultura romana, la romanizzazione del mondo iberico, le città ispano-romane (Carthago Nova), l’archeologia del paesaggio e dell’ambiente rurale romano, l’archeologia e il patrimonio archeologico.Per ulteriori informazioni: https://www.um.es/arhis/jose-miguel-noguera-celdran/

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29 giugno 2021, ore 15,30

Maria Elisa Micheli (Università Carlo Bo di Urbino)

Canova e l’antico

Discussant Anna Santucci

Le antiquitates collezionate da Canova e collocate sulle pareti esterne del suo studio in Campo Marzio non corrispondono ad una particolare lettura o interpretazione della classicità. Piuttosto, danno visibilità e credito al nuovo corso della scienza archeologica che «giova alle Belle Arti e convalida la storia» e riescono a riassumerne il significato, assunto nel motto «in apricum proferet» della Libera Accademia di Archeologia, di cui Canova fu presidente. Benché per formazione culturale lo scultore padroneggiasse conoscenze di mitologia, di iconografia classica e dei principali testi d’antiquaria, muovendosi con proprietà e disinvoltura nel rapporto con l’antico, la sensibilità di Canova verso gli antichi frammenti appare correlata al suo modo di lavorare, che lo spinge verso le opere in plastica. L’esibizione dei marmi come ornamenta apta all’esterno dello studio sembra ricomporre un dialogo con il passato classico e i suoi precetti formali ed etici, denunciando la volontà dell’artista di reinventare una sua antichità e di ribadire al contempo il suo ruolo di funzionario di Stato.

Maria Elisa Micheli è professore ordinario di Archeologia Classica e Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici (DISTUM) nell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo.È stata componente di comitati scientifici per mostre e celebrazioni di rilevanza internazionale (L’Idea del Bello. Viaggio per Roma nel Seicento con Giovan Pietro Bellori; Luigi Lanzi 1810-2010; J.J. Winckelmann nel biennio 2017/18; Canova e l’Antico); ha partecipato a progetti di ricerca europei (Archeologia, collezionismo e commercio antiquario tra Italia e Spagna, XVI-XIX secolo; Beni Culturali e Net Economy; Proyecto Marmora. Innovaciones en el Estudio Arqueológico y Arqueométrico del Uso de los Marmora en la Baetica: Arquitectura, Escultura, Epigrafía) e diretto progetti MIUR-PRIN (Luce crea luce).È membro del Consiglio Scientifico della Scuola Archeologica Italiana di Atene (SAIA), dove insegna Archeologia e Storia dell’Arte Greca. Partecipa al comitato scientifico di numerose riviste (Symbolae Antiquariae; Itálica; SPAL. Revista de Prehistoria y Arqueología de la Universidad de Sevilla; Eidola; Prospettiva; Mousai). Le sue ricerche interessano: la sopravvivenza dell’antico e la storia del collezionismo di antichità classiche; la trasmissione di motivi del patrimonio formale greco di età classica nella cultura figurativa romana, con particolare riguardo alla plastica; le produzioni suntuarie e la glittica greca e romana; la coroplastica greca e romana; l’instrumentum domesticum bronzeo di età romana; il patrimonio culturale negli aspetti di conservazione, valorizzazione e tutela.

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30 giugno 2021, h. 10.30

Annamaria Sapienza (Università di Salerno)

Robert Wilson: la scena della visione

Robert Wilson è un artista visivo decisamente trasversale, che ha segnato un paradigma importante nella storia dello spettacolo del secondo Novecento. Architetto, pittore, scenografo e videomaker, da sempre declina la costruzione dei suoi spettacoli secondo una idea composita di “visione” che assume come unità di misura il dialogo tra le arti e i linguaggi del contemporaneo, conferendo di particolari significati la relazione attore-spettatore. L’incontro intende evidenziare i nuclei tematici della ricerca artistica di Wilson alla luce delle intersezioni con altri campi di indagine, affrontando gli esempi novecenteschi più emblematici, con particolare riferimento ai concetti di spazio, tempo e azione che definiscono la scena teatrale come campo di possibilità

Annamaria Sapienza è professore associato di Discipline dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Salerno e membro del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca in Metodi e Metodologie della Ricerca Archeologica e Storico-Artistica. Insegna Storia del Teatro alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Napoli ed è membro dei comitati scientifici della Fondazione "Eduardo De Filippo", del Centro Internazionale di ricerca sull’attore “Icra Project”, di varie riviste di settore e collane editoriali. È co-direttrice della rubrica di studi teatrali “Rifrazioni” (“Sinestesieonline”) e socio del Coordinamento Nazionale “Teatro in Carcere”. Si occupa prevalentemente di teatro moderno e contemporaneo, teatro napoletano, teatro sociale e di comunità.

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30 giugno 2021, h. 15.30

Guido Castelnuovo (Università di Avignone)

« Frater Baptista est homo Dei » : il pittore, il principe e il predicatore, ovvero della Storia e delle Immagini.
Riflessioni storico-artistiche di un medievista, a partire da alcune testimonianze sabaude (primi decenni del Quattrocento)

Discussant: Carlo Ginzburg, Francesca Dell'Acqua

Prendendo spunto da una testimonianza giudiziaria in favore di un predicatore itinerante, Battista da Mantova, arrestato a Ginevra nel 1431 e strenuamente difeso anche da Giacomo Jaquerio, pittore di corte dei principi sabaudi, il seminario intende presentare una serie di fonti storico-artistiche relative ai primi decenni del Quattrocento alpino e, da lì, riflettere su alcuni temi trasversali, fra testi e immagini.

Parte di essi sono da anni oggetto di dibattiti e di approfondimenti (l’habitus dell’artista e i suoi profili sociali, i suoi networks professionali e i suoi rapporti con il mecenatismo principesco e di corte), altri sembrano essere stati a lungo lasciati da parte, conseguenza secondaria, forse, di scelte storiografiche di vario tipo: la religiosità individuale dell’artista, le sue capacità anche manageriali, i livelli di autonomia creativa di fronte alle richieste – o alle domande - dei suoi patroni e mecenati. Il seminario- dibattito potrà essere una bella occasione di associare riflessioni metodologiche e case-studies concreti, con lo scopo di riflettere attorno almodo di vivere, di pensare e di comportarsi di artisti, di principi e di committenti nell’Europa del gotico interzionale.

Guido Castelnuovo (Torino, 1963), è professore ordinario di storia medievale presso l’università di Avignone e direttore delle Éditions universitaires d’Avignon. Specialiste delle società politiche della fine del medioevo, i suoi studi riguardano tanto i mondi principeschi del Tre e del Quattrocento (documentazione, corti, élites, culture scritte e artistiche) quanto la storia culturale, ideologica e sociale delle nobiltà dell’Italia cittadina e signorile fra il XIII e il XVI secolo.

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1 luglio 2012, h. 10,30

Maria Passaro (Università di Salerno)

Arte e follia. La collezione Hans Prinzhorn

L’arte primitiva, gli schizzi infantili sono i grandi modelli di riferimento per l’arte del Novecento. A questi si affianca l’arte dei malati di mente. Ignorata fino a quel momento o vista soltanto in termini diagnostici, nei primi decenni del XX era pronta per una nuova attenzione da parte degli artisti che hanno cercato di adattarla ai loro fini: come sfida intrinsecamente espressiva e audace alle convenzioni in arte.In questa prospettiva centrale è la collezione di Hans Prinzhorn. Medico e storico dell’arte che ha pubblicato nel 1923, Bildnerei der Geisteskranken. Prinzhorn aveva impostato la sua ricerca in un modo che interesserà tanti artisti del Novecento. Prinzhorn lavora dal 1918 nella Clinica di Heidelberg e, qui, il medico e storico dell’arte ha studiato e formato la collezione: circa 4.500 opere di 435 pazienti ricoverati, la maggior parte schizofrenici. Nel 2001 è nato il Museum Sammlung Prinzhorn all'interno dell'ex edificio dell'aula universitaria della clinica di neurologia di Heidelberg. Un'iniziativa che dimostra come cresca sempre di più l'interesse per la riscoperta di queste forme di arte.Si parlerà di una storia dell’arte che mostra il suo lato oscuro, irregolare, mai innocente. Di esperienze che invocano la capacità visionaria necessaria per riformare l’arte su principi diversi e che attraverso l’espressione, il gioco, l’ordine strutturato, i sistemi simbolici mostrano il significato della follia creatrice dell’arte del Novecento.

Maria Passaro insegna Storia dell’arte contemporanea, Fonti e linguaggi dell’arte contemporanea e Storia della Fotografia all’Università di Salerno. Studiosa delle Avanguardie storiche e dell’Espressionismo tedesco, in particolare dei motivi connessi alla sua diffusione negli States. Ha tradotto e curato le edizioni italiane degli scritti di artisti del Novecento classico, teorici dell’astrazione in pittura. Tra i suoi libri più noti, L’arte espressionista. Teoria e critica (Einaudi 2009) Artisti in fuga da Hitler. L’esilio americano in fuga da Hitler (il Mulino 2018). È membro della Vereinigung der Kunsthistorikerinnen und Kunsthistoriker della Svizzera.

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