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La critica - Recensioni libri

Recensioni / Libri

 

ARIELE D'AMBROSIO, Pulcinella stanco seduto sul marciapiede del mondo, Introduzione di Antonia Lezza, Dipinti di Lello Esposito, Napoli, Colonnese editore, 2010.

 

Rifiuti, diossina, crimine organizzato, vittime innocenti... Petru. Ecco cosa resta oggi della cartolina napoletana, del presepe di cui Pulcinella non vuole più cantare. Nasce, dunque, dall'indignazione il lavoro dello scrittore, poeta e performer Ariele D'Ambrosio, Pulcinella stanco - seduto sul marciapiede del mondo - canto di rabbia e di amore, uno spettacolo, che ha debuttato al Teatro Sannazaro, e un libro con CD audio. L'opera pubblicata dalla Colonnese Editore raccoglie i monologhi, che sono stati interpretati nella pièce da Tonino Taiuti nelle vesti di Pulcinella, e i testi delle poesie/canzoni nelle quali l'autore tocca i temi della tradizione napoletana senza cadere nella solita oleografia della Napoli edulcorata. Lo scugnizzo della canzone Vicolo non è un personaggio da film, un soggetto pittoresco per una cartolina, ma un ragazzo il cui futuro non riserva buone sorprese: "domani cosa vivrai: / prigioni fatte ancora di tufo / prigioni di strade e di bassi / tra sogni di nebbia e di fumo".
Ariele D'Ambrosio, attraverso la voce della maschera, tocca diversi aspetti rappresentativi della storia, della cultura e dell'attualità partenopea, tra cui i disagi creati dalla chiusura dell'Italsider per i quali Pulcinella stanco nel terzo frammento del suo monologo invita San Gennaro, chiamandolo provocatoriamente "faccia ngiallù", a fare giustizia punendo i responsabili. La stanchezza di Pulcinella, il suo avvilimento, non è disincanto e rassegnazione, ma il punto di partenza per una lotta collettiva che sia animata dal desiderio di ricostruire quel presepe "addò e pasture so' zuoppe, so' scassate".
L'aspetto grafico del libro è arricchito dai dipinti del pittore e scultore Lello Esposito che da anni dedica la sua ricerca artistica ai simboli partenopei, dal Vesuvio a San Gennaro: le macchie di colore, i rossi accesi, i tratti decisi e lo stile diretto ed immediato dell'artista si sposano armoniosamente con lo spirito comunicativo di questo "canto di rabbia e di amore".
Compie una scelta saggia l' editore Colonnese permettendo che il valore di questo testo resti attivo anche aldilà dello spettacolo teatrale, affinché l'impegno civile di Ariele D'Ambrosio si estenda a tutti i cittadini, non solo napoletani, scuotendone le coscienze. Del resto l'autore fa sedere Pulcinella "sul marciapiede del mondo": Napoli è un pretesto, in quanto il pensiero di D'Ambrosio riguarda tutte le città afflitte dal degrado.
Il testo è introdotto da Antonia Lezza, docente di Letteratura Teatrale italiana all'Università degli Studi di Salerno e di Storia del Teatro all'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, nonché Presidente dell'Associazione culturale "Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo", che ha promosso il progetto di Ariele D'Ambrosio.
La studiosa, in uno scritto introduttivo al Pulcinella stanco, sottolinea come molti autori, da Viviani a Moscato, si siano confrontati con questa maschera dandone interpretazioni diverse, pertanto dichiara che Pulcinella stanco "rispetto alla tradizione teatrale è un Pulcinella che partecipa ad un canto corale di denuncia e di amore" e aggiunge che nel testo si percepisce una partecipazione forte di elementi diversi. Secondo Antonia Lezza Pulcinella ha superato "i confini del personaggio" per esprimersi liberamente e considera quello di Ariele D'Ambrosio "un Pulcinella universale, che ha perso ogni connotazione regionale", che è un aspetto non trascurabile del testo corredato da un CD che restituisce vitalità alle poesie e alla musica.
Antonia Lezza, nell'incontro svoltosi presso l'atelier di Lello Esposito, ha ribadito che "l'edizione di un testo ne garantisce la conoscenza e la divulgazione, ne consente lo studio approfondito, la traduzione in un'altra lingua . Il testo teatrale si sviluppa e prende corpo attraverso la rappresentazione, ma il testo scritto è ineludibile".

Liliana Cristo